Cos'è e da dove arriva?

La legionella è un batterio ubiquitario che si ritrova in tutti gli ambienti acquatici naturali (sorgenti, comprese quelle termali, fiumi, laghi, ecc) ed artificiali (condotte di distribuzione degli acquedotti cittadini, impianti idrici negli edifici, serbatoi, fontane, piscine, ecc): il rischio per l’uomo si manifesta quando dagli ambienti acquatici naturali la legionella riesce a penetrare all’interno di quelli artificiali, dove in genere si ritrovano condizioni impiantistiche tali da favorirne la ricrescita fino a concentrazioni pericolose per la salute umana.

IL QUADRO CLINICO

La legionella pneumophila è responsabile di due distinti quadri clinici: la febbre di Pontiac, sicuramente meno critica, si manifesta con un modesto stato febbrile simile all’influenza, e si risolve in un paio di giorni senza ulteriori complicanze.
Ben più grave è la legionellosi o malattia del legionario che si manifesta come un’infezione polmonare acuta con un tasso di letalità medio del 12% e che può arrivare a raggiungere il 50% se si analizzano i casi riscontrati in ambito nosocomiale (ospedali, RSA, etc.)

COME SI DIFFONDE

Il batterio della legionella pneumophila è stato identificato per la prima volta all’interno di un impianto di condizionamento. Ma successivamente è stato riscontrato che tutti i sistemi di distribuzione dell’acqua calda sanitaria, specie se centralizzati, sono maggiormente implicati in casi di legionellosi. Né bisogna trascurare il fatto che esistono molte altre tipologie di ciruiti idrici a rischio contaminazione, come: sistemi di umidificazione, le torri evaporative, le fontane ornamentali, le piscine, i riuniti per i dentisti, le vasche idromassaggio ed in linea di principio ogni impianto idrico da cui vi sia la possibilità di generare e disperdere in ambiente un aereosol. Ricordiamo: la legionellosi non si contrae ingerendo acqua contaminata, ma inalando le minuscole goccioline che si propagano nell’ambiente come, per esempio, durante una doccia.

PROTOCOLLO DI CONTROLLO DEL RISCHIO LEGIONELLOSI

Le nuove Linee Guida Legionellosi 2015 hanno introdotto l’obbligo per ogni tipo di struttura, sia essa sanitaria, turistico recettiva, termale industriale e anche civile (come i condomini) di redigere un “Protocollo di controllo del rischio legionellosi”. La responsabilità di tale documento spetta al responsabile della struttura, che può avvalersi di figure competenti in materia.

Il Protocollo di controllo deve articolarsi sulla base delle seguenti sezioni:

      Valutazione del rischio: all’interno di tale sezione devono essere descritti dettagliatamente tutti gli impianti idrici e aeraulici, nonché tutti i fattori di rischio che possono contribuire allo sviluppo e alla ricrescita della legionella.
      Gestione del rischio: la sezione della gestione del rischio deve comprendere le procedure messe in atto all’interno della struttura per ridurre i rischi evidenziati nella precedente fase di valutazione del rischio ad un livello accettabile. Per esempio, dovrebbero essere riportate le procedure per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei circuiti così come le procedure per la pulizia e la sanificazione periodica degli impianti.
      Comunicazione del rischio: questa sezione deve racchiudere infine tutte le azioni finalizzate ad informare, formare e sensibilizzare gli operatori all’interno della struttura (responsabile della struttura, responsabile della redazione del protocollo di valutazione, manutentori, installatori, laboratorio analisi) circa i potenziali rischi e le azioni da intraprendere.

FATTORI CHE NE FAVORISCONO LA PROLIFERAZIONE

  • Incrostazioni di calcare
  • Corrosioni negli impianti
  • Bollitori di grandi dimensioni
  • Crescita microbiologica (biofilm)
  • Terminali della rete di distribuzione
  • Ristagno dell’acqua in periodi prolungati
  • Circuiti di ricircolo dell’acqua calda sanitaria

METODI CHIMICI E FISICI PER IL CONTROLLO DELLA CONTAMINAZIONE

Definire quale sia il metodo più appropriato all’impianto idrico da proteggere è una scelta talvolta complicata a causa di diversi fattori.
Comunque elenchiamo di seguito quelli più comunemente utilizzati evidenziandone, sulla base dell’esperienza, il risultato finale:

    1. Mantenimento della temperatura ›50°C
  • Non elimina la legionella
  • Non sempre applicabile
  • Contrario al regolamento sul risparmio energetico D.P.R. 412/9
  • Incrostazione più rapida delle reti di distribuzione e dei terminali
  • Azione corrosiva nel bollitore e nella rete
    2. Shock termico
  • Necessita di interventi frequenti
  • Ricrescita batterica nel periodo tra due risanamenti
  • Non sempre applicabile
  • Richiede tempo e personale per il controllo della temperatura (rischio ustioni)
  • Innesca processi di incrostazione e corrosione
  • Aumenta il costo di manutenzione degli impianti
  • Non sanifica i tratti terminali
    3. Iperclorazione shock e/o continua
  • Necessita di interventi frequenti
  • Ricrescita batterica nel periodo tra due risanamenti
  • L’azione disinfettante è minima al di sopra dei 30°C
  • Efficacia limitata sul biofilm
  • Formazione di sottoprodotti della clorazione (THM)
  • Concentrazione di cloro non compatibile con lo standard sull’acqua potabile
  • Forte azione corrosiva
    4. Utilizzo dei raggi UV
  • La disinfezione è limitata alle colonie circolanti
  • Mancanza di protezione residua
  • Richiede un adeguato trattamento dell’acqua
  • Ideale come complemento per un sistema più efficace
    5. Ultrafiltrazione
  • Efficace barriera fisica ma agisce solamente sul punto di utilizzo
  • Non protegge la rete di distribuzione
  • Necessita di sostituzioni frequenti
  • Estremamente costoso

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